L’architettura di Geoffrey Bawa invita a guardare oltre la forma di un edificio. Nella sua opera, l’esperienza di uno spazio dipende anche da come vi entra la luce, dalle vedute che incornicia e dal rapporto con il paesaggio e il clima. Questa attenzione all’ambiente trasforma elementi quotidiani — un patio, una loggia o un lucernario — in parti attive dell’architettura.

Bawa (1919–2003) svolse una carriera durata cinque decenni e realizzò oltre 200 progetti. I suoi edifici comprendono alberghi, abitazioni, scuole, università, fabbriche, uffici e il Parlamento dello Sri Lanka. Il suo linguaggio combina i principi del modernismo con elementi vernacolari e tradizionali, in risposta alle condizioni di ciascun luogo.

La luce come parte dell’architettura

A Number 11, la casa di Bawa a Colombo, i patii, le logge e i lucernari fanno sì che la luce attraversi e trasformi gli spazi nel corso della giornata. L’architetta e curatrice Shayari de Silva, che lavorò per sei anni nella casa quando era sede dell’ufficio del Geoffrey Bawa Trust, ha descritto quel cambiamento come un’esperienza diversa sotto la luce intensa e durante il monsone.

In questo esempio, la luce non è solo una condizione visiva: aiuta a percepire il trascorrere del tempo e a stabilire un rapporto con l’esterno. Questa osservazione non implica che tutti gli edifici di Bawa producano lo stesso effetto. Permette però di individuare una preoccupazione ricorrente nella sua opera: collegare l’esperienza degli interni agli elementi naturali.

Il luogo non è uno sfondo

La risposta al sito era centrale nell’approccio di Bawa. La topografia, il clima e le condizioni socioeconomiche facevano parte delle circostanze di ciascun progetto. Perciò, i suoi edifici non si possono ridurre a un insieme di caratteristiche estetiche — come patii, vegetazione o materiali locali — separate dalle condizioni che le hanno determinate.

De Silva mette in guardia dal rischio di esotizzare o idealizzare la sensualità, la dimensione locale o il basso costo nell’architettura di Bawa. Queste caratteristiche rispondevano anche a una realtà concreta. Comprenderne la dimensione contestuale consente di leggere i suoi spazi senza trasformarli in una formula decorativa da trasferire automaticamente altrove.

Nella sua opera, la sobrietà di alcune strutture e finiture convive con vedute incorniciate con cura, luce naturale e oggetti e opere d’arte integrati nell’esperienza architettonica. Il contrasto tra mezzi modesti e ricchezza spaziale non è una contraddizione: mostra come la composizione e l’attenzione al contesto possano dare forma a un’esperienza complessa.

Un’opera radicata nella storia dello Sri Lanka

La carriera di Bawa iniziò nel 1948, anno in cui lo Sri Lanka ottenne l’indipendenza dall’Impero britannico. Il periodo successivo fu segnato da conflitti politici e sociali: sono documentate insurrezioni e rivolte dal 1953, nonché una guerra civile iniziata nel 1983, ancora in corso quando l’architetto morì nel 2003.

Questo contesto, da solo, non spiega ogni scelta progettuale, ma aiuta a evitare una lettura avulsa dalla storia. L’architettura di Bawa si sviluppò in una società postcoloniale, in condizioni economiche e sociali mutevoli. La mostra dedicata alla sua opera affronta le implicazioni di questo quadro per l’architettura e il design, senza presentarlo come l’unico tema della sua eredità.

La collaborazione come parte del progetto

L’opera mette in risalto anche il lavoro collettivo. De Silva sottolinea la capacità di Bawa di riunire gruppi di lavoro appartenenti a discipline diverse e di valorizzare le competenze specifiche dei loro componenti. Da questa prospettiva, l’edificio non è soltanto l’espressione di un autore individuale: nasce da una collaborazione in cui il risultato può superare la somma dei contributi.

Questo modo di lavorare accompagna la varietà della sua produzione, che comprende edifici con funzioni molto diverse. La mostra del 2026 presenta disegni, modelli, arredi, fotografie e film, per avvicinarsi sia alle qualità formali dell’architettura sia alle sue dimensioni ecologiche, sociali e culturali.

Una retrospettiva nel 2026

La mostra Geoffrey Bawa: Architecture for the Senses è allestita al Vitra Design Museum dal 26 settembre 2026 al 28 febbraio 2027. È organizzata dal Vitra Design Museum, da M+ e dalla Wüstenrot Foundation, in collaborazione con il Geoffrey Bawa Trust. Secondo le informazioni sulla mostra, è la prima grande retrospettiva dedicata a Bawa da due decenni.

Il progetto espositivo riunisce un’ampia selezione di materiali e mette in primo piano la collaborazione interdisciplinare, il rapporto con l’ecologia e le dimensioni sociali e culturali della sua opera. Sarà inoltre pubblicato un catalogo illustrato con saggi, descrizioni di progetti e interviste agli architetti Kengo Kuma, Tatiana Bilbao, Marina Tabassum e Lina Ghotmeh.

Più che proporre uno stile da imitare, l’interesse attuale di Bawa risiede in un modo di porre domande: quali condizioni offre un luogo? Come può l’architettura mettere in relazione interni e paesaggio? Che cosa apportano i materiali disponibili e le persone che partecipano a un progetto? Considerare queste domande permette di avvicinarsi alla sua eredità senza separare l’esperienza sensoriale dalla storia e dal contesto che l’hanno resa possibile.

La scheda in breve

Ambito

Lettura editoriale; non costituisce una visita né una valutazione tecnica.

Fonti

Architecture for the Senses | Official Vitra® Online Shop LU ↗30/10/2026 “Geoffrey Bawa – Architecture for the Senses”, Vitra.

Geoffrey Bawa: Architecture for the Senses | Official Vitra® Website CA ↗30/10/2026 “Geoffrey Bawa: Architecture for the Senses”, Vitra.

Exhibitions | Official Vitra® Website UN ↗30/10/2026 “Exhibitions”, Vitra.